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Le intellettuali

di Molière

traduzione di
Cesare Garboli

regia
Monica Conti

con
Maria Ariis
Stefano Braschi
Marco Cacciola
Federica Fabiani
Gaia Insenga
Miro Landoni
Stefania Medri
Roberto Trifirò


scene e costumi
Domenico Franchi

Date e orari:

dal 16 al 28 febbraio 2016
mart. - sab. ore 20:30 - dom. ore 16.00
NEXT laboratorio delle idee

Le intellettuali ( titolo originale Les femmes savantes ) furono date per la prima volta a Parigi, al Palais Royal, l'11 marzo 1672. La scena si svolge in una “casa”, quella del ricco borghese Crisalo. Clitandro, rifiutato da Armanda, figlia di Crisalo e Filaminta, vuole sposare la sorella di lei Enrichetta. Il padre è favorevole al matrimonio ma la madre, amante della cultura e della scienza, la vuole invece dare in sposa a Trissottani, un pedante vanesio idolatrato da lei e dalle altre due “intellettuali” di casa, Armanda e la zia Belisa. Il contrasto tra padre e madre per la scelta del genero si risolve nel momento in cui arriva il finto annuncio che la famiglia di Enrichetta è completamente rovinata economicamente, annuncio portato da Aristo, zio delle ragazze. Trissottani infatti, interessato a sposare una ricca ereditiera, si tira subito indietro, lasciando via libera a Clitandro. Le intellettuali è uno dei testi più particolari e interessanti del commediografo francese ma è sicuramente meno conosciuto e meno rappresentato rispetto ad altri suoi grandi classici come "Il Tartufo", "Il Misantropo" o "La scuola delle mogli". Uno dei motivi principali è la mancanza del protagonista assoluto tanto caro ai primi attori, ma altrettanto importante è il fatto che la commedia pare “ non avere centro” per la ricchezza infinita di prospettive che offre. Vi si celebra continuamente il potere ma “ è potere la cultura, ed è potere l'ignoranza; è potere l'intellettuale, ed è potere la serva di casa; è potere la tradizione ed è potere la novità; è potere il maschio ed è potere la femmina: perchè il potere non ha sede né volto, cambia faccia e posizione a seconda di chi lo detiene”, come nota Cesare Garboli. Per noi oggi sono proprio questa “mobilità” estrema del potere , questo continuo cambio di prospettive, questa coralità priva di “grandi personaggi” a renderla invece particolarmente interessante e contemporanea. E a consentirci di ridere di molti nostri atteggiamenti. Con Le intellettuali prosegue il lavoro di Monica Conti su Molière iniziato nel 2002 con Il medico per forza interpretato da Gianrico Tedeschi e tradotto appositamente da Cesare Garboli per quella edizione. Per gli attori Molière è ricerca, invenzione, laboratorio e follia. Per questo lavoro Elsinor costituisce una staordinaria compagnia, con un notevole sforzo produttivo.

Tournèe

01/02/2016 Rubiera (RE) - Teatro Herberia
02/02/2016 Montegiorgio (FM) - Teatro Alaleona
4-5-6/02/2016 Firenze - Teatro Cantiere Florida
07/02/2016 Pratovecchio (AR) - Teatro degli Antei​
10/02/2016 Pontremoli (MS) - Teatro della Rosa
11/02/2016 Portoferraio (LI) - Teatro dei Vigilanti
12/02/2016 Corciano (PG) -​ Teatro della Filarmonica​
16-28/02/2016 Milano - Teatro Sala Fontana
10/03/2016 Ciriè (TO) - Teatro Magnetti
​11/03/2016 Fossano (CN) - Teatro I Portici ​
12/03/2016 Moncalieri (TO) - Teatro Matteotti
​13/03/2016 Camaiore - ​Teatro dell'Olivo
30/03/2016 Palau - Teatro Civico Montiggia
31/03/2016 Tempio Pausania - Teatro del Carmine
01/04/2016 San Gavino Monreale - Teatro Comunale
​02/04/2016 Carbonia - Teatro Centrale
05/04/2016 Follonica (GR) - Teatro Fonderia Leopolda

Estratti dalla rassegna stampa
Al centro visibile della scena c’è una scala da cui discenderanno i personaggi. A destra e a sinistra due tavoli, luoghi di significazione simbolica del mondo in cui gli attori del «dramma» vivono, la casa e la chiesa. Poi, come nel mondo nostro, in quello teatrale e in quello sociale, tutto si riunisce in un unico blocco verticale- verticistico (e ipocrita): le spade si tramutano in croci, tutti ne impugnano una, anche gli innocenti. Questa è la limpida e sferzante voce di una regia che fino a
quel momento s’era nascosta dietro lo svolgimento della vicenda familiare.

F. Cordelli, Il Corriere della Sera, giovedì 19 marzo 2015

Un piccolo gioiello molièriano [...] I personaggi hanno calore umano, ma anima di burattini o bambole meccaniche, segni che la regista evoca come visioni. Nella leggerezza della scena (anche illuminata da ceri), gli attori giocano con i cerchi come bambini di Bruegel, duellano con spadini di legno che nel finale diventano croci di una processione lugubre.
P. Carmignani, Giornale di Brescia, venerdì 20 marzo 2015
Monica Conti, avvalendosi di un ottimo cast, tra i quali Stefano Braschi in un doppio ruolo, Roberto Trifirò in quello di un presuntuoso “poeta” e la stessa regista nei panni di una caratterizzata serva, riesce anche con questa pièce, ultimo frutto di un lavoro di studio su Molière iniziato nel 2002, a sottolineare l’attualità dell’opera dell’autore d’Oltralpe in un percorso d’invenzione e ricerca sull’attore.
C. Elli, PuntoeLinea Magazine

Una piacevolissima sorpresa, resa ancor migliore dall’apporto di una compagnia meravigliosamente affiatata. Ottimi Roberto Trifirò nei panni di Trissottani e Miro Landoni in quelli di Crisalo (due personaggi in cui il gigioneggiare è possibile, ma va attentamente misurato), ma ci ha favorevolmente impressionato la Armanda di Angelica Leo, unico personaggio stretto fra le convenienze di casa e le pulsioni del cuore, in una modernità ante litteram resa da pochi gesti e una bella mimica.
D. Verazzani, La Nouvelle Vague, 15 marzo 2015

La messinscena di Monica Conti al Teatro Sala Fontana di Milano è un festoso ritratto d’insieme stile Charles Le Brun: ornato tra mito e allegoria; gusto dell’effetto drammatico ricco d’attenzione ai dettagli; fisionomia dei volti e dei caratteri analizzata in relazione ai diversi stati d’animo.

V. Sardelli, PaneAcquaCulture, 28 marzo 2015

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